Niente di rilevante sembra sia accaduto in questo periodo nei centri dell’Alta Valle, ad eccezione della grave pestilenza che nel 1630 dimezzò la popolazione.

La nascita di officine, magli, opifici, filande nei centri come Zogno e San Pellegrino, che sfruttavano l’acqua del fiume come forza motrice, ha sfiorato solo da lontano l’economia delle comunità rurali. Il primo balzo nella storia umana verso l’industrializzazione non interessò, quindi, l’Alta Valle. Qui si viveva ancora come 500 anni prima, come nota il Maironi da Ponte a proposito di Piazzatorre: “…i suoi 270 abitanti sono nella maggior parte mandriani, che vanno a passar l’invernata co’ loro numerosi bestiami nelle province di Milano e Lodi. Vi sono anche alcuni che si occupano nel far il guidone, ossia il condottiere di legnami, che dall’alte montagne mercé l’acque del Brembo si traducono alla pianura, e qualch’ altro che fa il montanista o il carbonaio (colui che trasforma la legna in carbonella, cioè carbone di legna attraverso la combustione lenta nel poiàt”.

Oltre a queste attività principali, trovavano posto vari mestieri, localizzati soprattutto nei paesi: al ciabattino (ol scarpulì) spettava il compito di “rigenerare” le scarpe che spesso dovevano durare tutta una vita; col procaccia giungevano nei posti più sperduti le notizie, le lettere più attese e insieme il pane per gli ammalati e il sale per tentare di porre rimedio alla calamità del gozzo. Ma il mestiere più diffuso era quello del carbonaio (vedere la relativa pagina).

Anche la storia di Piazzatorre di questi anni non presenta evoluzioni di rilievo. Solo conviene ricordare che nel 1806 (pochi anni dopo il crollo del dominio veneziano – 1797) cessò lo sfruttamento comunitario delle risorse e riapparve così la proprietà privata. Un ritorno alla proprietà collettiva si ebbe nel 1920 con la nascita della Cooperativa alimentare alla quale la gente del paese partecipò con proprie quote azionarie.

Nel 1836 scoppiò in Valle il colera. La popolazione di Piazzatorre, guidata dal suo parroco, fece un voto propiziatorio: se il paese fosse stato risparmiato, ogni anno si sarebbe celebrata una festa solenne in onore della Madonna del Rosario a spese totali del Comune. La memoria della Beata Vergine del Rosario nel calendario liturgico è fissata il 7 di ottobre, ma da noi è stata spostata alla terza domenica di agosto per permettere ai compaesani emigranti di parteciparvi prima di partire per la nuova stagione lavorativa.
Tale festa si celebra ancora oggi con devota solennità.

Ultimo aggiornamento

24/11/2023, 10:52

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