L’ubicazione di Piazzatorre e le sue arie salubri la fecero prescegliere dall’Opera Bergamasca per la salute dei fanciulli onde erigervi un fabbricato che servisse a raccogliervi nella stagione estiva un centinaio di ragazze e ragazzi per i quali la gracile costituzione e lo stato di anemia richiedesse la cura climatica.

L’Opera Bergamasca diede del proprio £ 6500, la Cassa di Risparmio di Milano elargì £ 10.000 e la società degli Antichi Originari di Piazzatorre concesse gratis la presa della buonissima acqua potabile. Scriveva il Dottor Bonandrini nel giugno del 1903 sull’Alta Valle Brembana: “Il fabbricato, eretto dalla ditta Testa e Passera su progetto degli ing. Fusier Oberto e Gaetano Carminati di Bergamo, sorge nel centro del paese, vicino alla frazione Cà Montani e consta di un corpo centrale con due ali della lunghezza complessiva di 69 m. Il corno ha l’altezza di m. 13 per 15 di profondità, e contiene la cucina e le stanze per la Direzione ed Amministrazione, più una grande sala che in caso di bisogno potrà adibirsi a dormitorio. È tutto in muratura e per mezzo di due terrazze è congiunto alle ali, ognuna delle quali è alta 8 m. e lunga 23, e sono costruite parte in muratura, parte in legname. Al piano inferiore vi è il refettorio ed al superiore i dormitori, uno per ala, ciascuno dei quali potrà comodamente contenere 25 letti.

L’impianto per la distribuzione dell’acqua fatto dalla ditta Busconi di Bergamo fornisce l’acqua in ogni locale, e vi sono 12 docce e bagni. L’illuminazione ad acetilene impiantata dalla ditta Sibella nulla lascia a desiderare. A lato dello stabilimento sorgono la lavanderia e l’infermeria”.

L’inaugurazione venne fatta nel giugno del 1903 da una comitiva di ragazze che prime vennero a godervi i benefici di tanta oculata provvidenza e generosità.

Durante l’epoca fascista, sull’onda della politica di organizzazione di massa del regime, si moltiplicarono le colonie montane. A Piazzatorre, a quella già esistente se ne aggiunse un’altra intitolata a Mussolini.

Piazzatorre, giugno 1903 Dr. Giuseppe Bonandrini

Tratto da “L’Alta Valle Brembana”

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